Kosovo -parte III- “attenzione bimbi a bordo”
parte I e parte II per chi se le fosse perse.
In realtà questo non è stato il nostro record assoluto: in un paio di occasioni abbiamo superato abbondantemente le 30 persone a bordo. Ed il giorno che siamo andati a fare il bagno al lago guidavo con un bimbo sulle gambe e mezzo sotto il sedile. Su un Ducato da 9 posti.
Faccio a Bergamo una cosa del genere e la polizia locale è anche troppo scioccata per fermarmi: “ma era un furgone carico di persone fino al tettuccio quello?” “Che scherzi? Sarà stata una pubblicità stampata sui vetri”.
In realtà i primi giorni del primo campo arrivavamo solo noi sul furgoncino, ed i bimbi arrivavano a piedi. Poi nei giorni successivi li incontravamo sulla strada, e che fai? Non ti fermi a raccoglierli? Poi è partito il: “beh, se partiamo prima la mattina possiamo passare a raccogliere quelli che abitano più lontani”. Poi la cosa è degenerata… lo ammetto, era diventata una specie di droga!
“Allora, avete tutti qualcuno in braccio che ha a sua volta qualcuno in braccio?”
“Sì? E allora questo dove lo mettiamo?”
“Ma hai visto quanto spazio inutilizzato sopra le loro teste?”
“Non me ne parlare và… si potrà soppalcare un Ducato?”.
“Puoi sempre guidare tenendolo a cavalcioni sulle spalle…”
C’era poi questo campo dove per arrivare c’è da attraversare un enclave serba, praticamente un villaggio di campagna, solo che essendo abitato da serbi era facile trovare la polizia che era lì per controllare che filasse tutto liscio.
Mi ferma la polizia: “ESHIE’ PORCODDIO!” (“fate silenzio per favore bimbi che Madonna deve parlare col signore agente ora!” in albanese), patente e libretto, e mi chiedono dove stiamo andando con tutti quei bambini, perché se li sto portando alla sagra del bimbo arrosto o del rene espiantato te lo dico, no? “Eh, ci sarebbe questo kampi veror (campo estivo) che stiamo organizzando, giochi…”
“bello, bello! Andate allora, e buon divertimento eh!”
Chiesta da emmanuelnegro
per 200 euro senza contrattare mi sarei portato a casa un famoso giocattolo di cui abbiamo una diapositiva:

ancora immerso nel grasso d’arsenale e caricatori pieni quanti riuscivo a mettere nello zaino. Poi ho pensato alle 7 dogane da attraversare.
Lasciarlo lì, andarmene senza voltarmi indietro… delle volte la notte mi sveglio ancora di colpo sognando di averlo accanto, poi la realtà mi assale e piango.
(Per la cronaca: 7 dogane e neppure un controllo. Ho sparso Madonne per tutti i balcani).
Non sto a farvi il preambolo, per chi si fosse perso la prima parte lo rimando col link.
dopo il lieve giro dell’oca che s’era fatto per arrivare ovvero:
Italia => Slovenia => Croazia => Bosnia => Montenegro => Albania => Macedonia => e Kosovo entrando da sud quando noi si stava in una città al nord “Peja” (a parte la voglia di viaggiare del gruppo non era il momento migliore per far la strada breve),
arrivati in Kosovo tre cose mi servivano urgentemente: una tavola imbandita, un bagno ed un letto.
Le suore di madre Teresa di Calcutta c’hanno fatto trovare una cena superlativa. Il dramma è scattato col punto due della lista:

carta igienica da combattimento gentilmente regalata dall’esercito italiano: utile per rimuovere i piccoli graffi dalla carrozzeria dell’auto. E’ talmente ruvida che il culo te lo irrita anche verbalmente. Prima che fisicamente. 3ending is not amused.
Ma usciamo dal bagno delle suore ed entriamo nella loro vita: chi sono queste pinguine in sari?
Forse dal nome del mio Tumblr qualcuno ha già sospettato che tra me e le inquiline dell’harem Cristi non corra buon sangue (asilo, elementari e medie dalle Orsoline, sfido io…), quindi come è stata questa convivenza?
Beh, devo dire che è stata un esperienza piacevolmente sorprendente, a parte avergli smurato volontariamente un inferriata della finestra a loro insaputa alle 3 di notte (vi racconterò anche questa) è stata davvero piacevole la convivenza sotto lo stesso tetto.

Mettiamo i puntini sulle “i” però. Le pinguine in sari poco hanno a che fare con le pinguine nostrane. Esempio: tu passi un oretta a disegnare lo striscione da far dipingere ai bambini? Stai sicuro che distribuiti pennelli e tempere ci troverai almeno una suora a dipingere.

Scacci la pinguina spiegando nel tuo inglese: “hey, sistà, quello ho di striscione, ellascialo dipingere ai bimbi, no?” vai sicuro che la ritrovi intenta a dipingere bambini. E non a cazzo eh! “Fuck yeah panreligiosità! Sono indiana? Va come ti dipingo le bimbe!”

Che poi non è la Sister Act del gruppo questa, sarebbe anche la monaca alpha del branco: priora, badessa… vai a sapere come si dice, insomma, un monk da 17° livello nel loro istituto.

Fine giornata i bimbi son tornati a casa tutti così.

La pinguina capo ci da lezioni di hula hop. Seems legit.

Ecco, se quella di prima era costretta a sopprimere la sua follia a causa della serietà del suo ruolo qui entriamo nell’ambito del puro genio, nel senso: “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.”
Suor Nirmala: la suora che cheta cheta ti si avvicina alle spalle, si sfila lo spillone acuminato che le tiene i capelli sotto il velo (un letalissimo bō shuriken autocostruito) o quello che le tiene fermo tutto il complesso-sari e te lo conficca in una natica.
Ma attenzione! Veloce quanto è stata a trafiggerti: “vola come una farfalla, pungi come un ape, prega come Santa Teresa Da Cascia” lei ti sfila il dardo dalla chiappa e lo ripone in una piega del sari.
Tu ti giri di scatto con un mezzo: “MALAMADONNAINCU*” già pronunciato che vira subito in un “*uronetatraisanti…” appena vedi ‘sta suorina alta sì e no un metro ed un toast che ti guarda con una faccia tra il serio/composto e lo spaventato per la tua reazione inconsulta d’un secondo prima.
Genio. Puro genio del crimine. Chi cazzo sospetterebbe mai di lei?
Oh, ho passato almeno 4 giorni a chiedermi che cazzo di tafani girassero in Kosovo.
Poi dal quinto giorno ho cominciato a pensare che magari facevo bene a seguire i consigli del ministero e farmi fare l’antitetanica e l’antirabbica prima di partire per i balcani.

Bambino che canta e balla ma che suor Nirmala non la perde d’occhio, considerata anche la curiosa spranga recuperata il Suo Signore sa dove che tiene in pugno.

Dietro il telo di plastica c’è un ragazzo di un metro e 80 che si sta difendendo da suor Nirmala e la sua bottiglia piena d’acqua. Questa è l’unico scatto che ho della scena, un ingrandimento dello sguardo della religiosa spiega il perché:

l’espressione che Madre Teresa di Calcutta ha lasciato loro come insegnamento chiamata: “U’RE THE NEXT! PRAISE YOUR LORD!”

Direttamente dalla Polonia con tutta la serietà del caso.

Ovvio che in questo clima teso e rigido le lezioni di hula hop in chiesa diventano la prassi.

No, invece ho scoperto a mie spese che in chiesa (per quanto a pezzi tu sia) non si fa la pennica. Sopratutto se ti vai a rintanare nel matroneo per non essere beccato e cominci a russare in modo suino.

Stecche di sigarette 10 euro l’una. In negozio, alle bancarelle si può trattare. Vi direi con quante sigarette son rientrato in Italia ma LA POLIZIA POSTALE non me lo permette.

Festa finale del nostro primo campo. Il tizio con la maglietta ed il fisico da spetsnaz è il “autista-giardiniere-bodyguard-idraulico-tuttofare” delle sorelle. Una volta abbiamo scuriosato nello sportellino del poggia-braccio della jeep con cui ci scorrazza le suore, c’era un coltello che Mr. Crocodile Dundee e Kon-igi ti chiedono scusa e vanno a casa a preparare il presepe, un tubetto di vaselina ed una confezione di mentine.
Ho richiuso lo sportellino con cura dopo aver cancellato le mie impronte da ogni cosa.

Qui eravamo al gran varietà religioso kosovaro, praticamente la loro Lourdes, sarebbe la festa di questa Madonna nera di Letnica. Una festa nazionale dove cristiani e musulmani che pochi anni fa si scannavano oggi pregano in pace. Solo che essendo il Paese sotto il controllo delle forze armate della NATO ad una cosa così c’è lo spiegamento di forze che uno si aspetterebbe di trovare ad eventi più potenzialmente pericolosi, tipo un olimpiade di Londra.
La foto sopra è una mia paparazzata di questo marines statunitense che per tutto il tempo della messa c’ha provato con una biondona di ufficiale austriaco.
Personalmente per come la vedo io se uno ci prova con te durante una messa con tanto di corteo di vescovi e cardinali DEVI DARGLIELA. Sarebbe quasi un offesa a Dio se non lo avesse fatto.

La birra Peja, ottima birra cruda. Una birra un euro al bar. In negozio la bottiglia da 2 litri costava 2 euro.
Ma in Kosovo ho speso soldi anche per cose futili.

Con un passato da capo scout è ovvio che ti monto un passaggio alla marinara per i bimbi. Cerchio di botte come tendicavo.

Internet cafè con birra e sigarette, mancava solo il chinotto. Ci siamo capiti.

Ora, momento serio. Le sbarbine in foto non le ho fotografate per il mio spirito voyeur, cioè, non solo per quello.
Pomeriggio libero da impegni, i ragazzi kosovari che ci aiutavano coi campi c’hanno portato in questa piscina pubblica con alcuni scivoli acquatici*.
Nostra vicina di ombrellone questa famiglia mussulmana composta da madre e numero N di figlie dagli 0 ai 30 anni.
Tempo con cui la madre ha capito che ero uno straniero: circa 5’.
Tempo con cui la madre ha cercato di imbastirmi un uscita serale con tutto il defilé delle figlie al completo: 5’ 56”. Primato balcanico certificato.
A nulla è valso il mio sagace: “ma signora, non è Ramadan di questo periodo?”, subito sbriciolato da un fulmineo: “eh ma il Ramadan finisce al tramonto, tu le mie figlie in discoteca le porti dopo, ovvio!”.
Mi sentivo dentro la scena dei Blues Brothers ma alla rovescia: “quanto dai tu per mie done? Io vendo tute mie done! Bambina, ragaza bela, signora io vendo tute mie done”.
Ho cominciato a realizzare seriamente il perché delle raccomandazioni del capogruppo, operatore Caritas di lungo corso, di: “FARMI UN NODO ALL’UCCELLO” [cit.] durante il viaggio.
*Altra notevole perla del parco acquatico: i bambini kosovari detengono il primato mondiale di velocità su scivolo ad acqua. Il record è ottenuto con l’artificio tecnico denominato: “SFILARSI IL COSTUME ALLE GINOCCHIA E SCIVOLARE A CULO NUDO”. L’attrito: culo nudo-scivolo bagnato è pari a 0 e permette velocità da gara di off-shore oltre a tenere gli adulti lontani dagli scivoli.

Momento culturale, la nostra visita agli amici che erano di stanza dalle pinguine di Scutari, Albania. Una due giorni di tutto relax (…).

L’orrore sulle facce dei ragazzi kosovari quando gli ho spiegato che queste in Italia le mangiamo. Tra l’altro le mie mani-pale da forno non rendono bene ma in Kosovo si trovano delle lumache delle dimensioni d’una piccola pigna. Prossima volta che torno là una sera preparo escargot per tutti.

A proposito di cibo, nelle tavole calde in Kosovo non si entra con l’AK-47, nel caso ricordatevelo.
Che dire? Io l’anno scorso di questo periodo più o meno sono stato in Kosovo: ho lavorato per organizzare dei campi giochi estivi per i bambini ma ho avuto modo anche un po’ di visitare il Paese. Alloggiavamo presso un centro per disabili gestito dalle suore di Maria Teresa di Calcutta, ma credo che pian piano vi racconterò tutto.
______________________________________________________________

Beh, benvenuti nella Repubblica Kosovara! In questa foto ci sono due dettagli interessanti: uno il mio cellulare che è quello che fornirà tutte le foto e video di questo dossier e quel cartello: “10”

questo per intenderci, ecco, in Kosovo non esistono reali limiti di velocità, esattamente come non esiste davvero la linea continua, il divieto di sosta, le strisce… ma il cartello 10 Km/h è importante, segnala che vicino c’è un posto di blocco o un check-point, e siccome lì hanno dei limitatori di velocità di medio calibro di solito è meglio rallentare.
Ho avuto la fortuna di apprendere il loro fantasioso codice della strada credo meno d’un chilometro dopo la dogana, quando ho dovuto innestare la retro su un cavalcavia e ripercorrerlo tutto alla rovescia dato che due tir cisterna provenienti nell’altra direzione hanno cominciato a superarsi tra loro invadendo entrambe le carreggiate.

I cimiteri. I cimiteri sono accanto a tutte le strade, in Kosovo è praticamente impossibile fare 2 chilometri su una qualsiasi strada senza trovarsi accanto un cimitero, da quelli un po’ più grandi come quello in foto (addirittura recintato) fino alle sepolture di 2-3 combattenti dell’UCK. In effetti mi chiedo come sarà possibile per questo Paese portare le strade extraurbane principali a dimensioni “europee” traslando quelle migliaia e migliaia di resti che sono letteralmente addossati all’asfalto.
Altra nota personale, io ho una nonna che quando la devo portare da qualche parte in auto ogni volta che passa accanto ad un cimitero attacca col “leternoriposodonaloroosignoresplendaadessilaluceperpetuariposinoinpaceamen” ed è capace che mi fa le combo infilandone anche 2 o tre di fila. Io mi chiedo, ma vivesse in Kosovo mia nonna? Roba che mi diventerebbe buddista…

l’UCK, ecco, se andate in Kosovo e non avete una marca di sigarette preferita in assoluto mi raccomando passate alle Lucky, erano quelle dai guerriglieri:
LUCKY
STRIKE
e vi fanno simpatici subito a molti, anche se non tutti i giovani lo sanno. Ma se siete stranieri in Kosovo potete anche fare a meno di comprarle le sigarette: se vi vedono senza stizza in bocca ve ne offrono una subito.
Il trattore con più persone in mezzo alla strada è un must, è la versione locale del vecchio col cappello. Se abitate in nord Italia sarete abituati ai raduni leghisti e quindi vedere le famiglie andare in giro su un trattore non vi dovrebbe scomporre più di molto.

cimiteri e memoriali di combattenti morti dell’UCK, questo mi piaceva: è quello del fratello di Ramush Haradinaj, Luan a Đakovica. Ripreso col suo Zastava M76 in mano, per intenderci il fucile d’ogni bravo cecchino nelle guerre dei Balcani, tipo quelli che falciavano i civili per le strade di Sarajevo.

anche questo, sempre a Đakovica, che tra l’altro è lo stesso che c’è sulla pagina wiki sull’UCK.

Ramush Haradinaj risponde alla voce: ”E NOI CI LAMENTIAMO DI ABBERLUSCONI?!” Dai, che cos’è essere implicati nella strage di via dei Georgofili a Firenze, aver avuto mafiosi per casa ed aver aiutato la mafia in confronto a dover affrontare due volte la corte internazionale dell’Aia per crimini di guerra?
Hey, parliamo di saccheggi, devastazioni, deportazioni… cosucce come l’omicidio di 60 civili. Ne vennero ritrovati solo 40, mutilati in fondo ad un lago; lo strupro di una sposa rom eseguito prima da Haradinaj e in seguito dai suoi uomini. Allo sposo sarebbero state strappate le unghie. Le altre persone sarebbero state prima costrette a mangiare le orecchie tagliate degli altri invitati del banchetto, poi sodomizzati e infine tutti uccisi. Giusto per coglier fiore da fiore eh: la lista sarebbe molto più lunga. E voi direte: beh, ma se si sanno queste cose lui che ci fa a fare il politico in Kosovo? Beh, malauguratamente quella decina di testimoni che dovevano, appunto, testimoniare contro di lui a L’Aia sono spariti quella manciata di settimane prima del processo. Lodo Haradinaj credo si chiami. Su Wiki trovate tutto.
In ogni caso oggi in Kosovo armi & droga sono la prima entrata del Paese.

Passiamo ad argomenti più sereni: pubblicità per il reclutamento nell’esercito Kosovaro che collabora con la missione NATO (KFOR), io mi chiedo: ci sono le regole del marketing, no? Quindi se per invogliarti nella pubblicità ti fanno vedere che ti mandano a sminare campi minati (“scusa Ibrahim le protezioni per mani e braccia ci devono ancora arrivare”) che cazzo ti fanno fare nella realtà?

La super ha un profumo di madeleines. E il diesel costa un euro al litro.

Cominciamo la discussione seria: i cartelli stradali in Kosovo. Ok, i cartelli stradali in Kosovo vanno presi come “suggerimenti” (a parte quello dei 10Km/h di cui vi ho parlato prima), stesso dicasi per quello delle località. Il cartello era bilingue: albanese/serbo, ma da queste parti non piace vedere neppure le scritte in serbo.
Un giorno sul furgone coi bambini nel chiedere dell’acqua m’è uscito un “voda” invece che “uie”, ecco, di colpo i 30 bambini che portavamo (sul Ducato da 9 posti, questa ve la racconto tranquilli) da ridenti e scherzosi si sono zittiti ed hanno cominciato a guardarmi seri seri. Scene da “Il villaggio dei dannati”.

Non chiedetelo a me, io c’ho solamente fatto la foto insieme.

Case dove abitavano serbi. Serbi scacciati (o ammazzati) e case depredate.

Check-point (italiano questo)

lì sopra c’è il tale adibito a farti rispettare i 10Km/h (e che s’incazza come una biscia se lo fotografi).

Toponomastica. Via Madeline Ollbright a Pejë. Ovvio.

come sopra.

Foto interessante: oltre ai cartelli vietato pescare e massimo tonnellaggio per asse di veicoli e carri armati sul ponte vorrei richiamare l’attenzione sulla pila di copertoni usati, non è semplice immondizia, incendiare pile di copertoni era usato dai serbi per produrre nuvoloni di fumo nero che mandavano a puttane la guida laser delle bombe d’aereo J-DAM da milioni di dollari. Bombe intelligenti, eh! Credo che quel mucchio di copertoni fosse lì per poter essere acceso e difendere il ponte da un eventuale bombardamento.

Perché mai dovrei scavare una galleria che sia più larga della sede stradale? Gallerie larghe quanto il mezzo, con curve, doppio senso di circolazione e pedoni a volontà. Per guidare nelle zone di montagna in Kosovo serve aver finito Tetris almeno una volta.

Io dopo quei chilometri di tornanti e gallerie.

Ultima sera, stiamo discutendo su che strada fare per tornare a casa, essenzialmente le strade sono due: o prendiamo la strada più corta (quella in foto qui sopra, scattata qualche giorno prima) diritti verso il Montenegro o allunghiamo la strada passando per Albania e poi entrando in Montenegro.
Siam lì nella cucina delle suore che si parla quando compare il “autista-giardiniere-bodyguard-idraulico-tuttofare” delle suore. Essendo prima di tutto autista gli chiedo suggerimenti, e lui mi risponde: “to the Montenegro by mountains in the night? Are you crazy? They BRATA-TA-TA-TA to you!” mimando di sparare una raffica con un mitra. Il mio compagno di viaggio mi guarda e mi fa: “che ha detto scusa?” “ECHECAZZOTIFREGA? Non ti basta il: “BRATA-TA-TA-TA-TA!?!?!”. Nulla, quella strada di notte è di proprietà di trafficanti di droga e armi, si passa per l’Albania.

Foto per cui delle volte mi dispiace di non aver una macchina fotografica seria. I bimbi, sicuramente una puntata sarà tutta per loro.
Design by Simon Fletcher. Servizio offerto da Tumblr.
© Copyright 2010