Non sto a farvi il preambolo, per chi si fosse perso la prima parte lo rimando col link.
dopo il lieve giro dell’oca che s’era fatto per arrivare ovvero:
Italia => Slovenia => Croazia => Bosnia => Montenegro => Albania => Macedonia => e Kosovo entrando da sud quando noi si stava in una città al nord “Peja” (a parte la voglia di viaggiare del gruppo non era il momento migliore per far la strada breve),
arrivati in Kosovo tre cose mi servivano urgentemente: una tavola imbandita, un bagno ed un letto.
Le suore di madre Teresa di Calcutta c’hanno fatto trovare una cena superlativa. Il dramma è scattato col punto due della lista:

carta igienica da combattimento gentilmente regalata dall’esercito italiano: utile per rimuovere i piccoli graffi dalla carrozzeria dell’auto. E’ talmente ruvida che il culo te lo irrita anche verbalmente. Prima che fisicamente. 3ending is not amused.
Ma usciamo dal bagno delle suore ed entriamo nella loro vita: chi sono queste pinguine in sari?
Forse dal nome del mio Tumblr qualcuno ha già sospettato che tra me e le inquiline dell’harem Cristi non corra buon sangue (asilo, elementari e medie dalle Orsoline, sfido io…), quindi come è stata questa convivenza?
Beh, devo dire che è stata un esperienza piacevolmente sorprendente, a parte avergli smurato volontariamente un inferriata della finestra a loro insaputa alle 3 di notte (vi racconterò anche questa) è stata davvero piacevole la convivenza sotto lo stesso tetto.

Mettiamo i puntini sulle “i” però. Le pinguine in sari poco hanno a che fare con le pinguine nostrane. Esempio: tu passi un oretta a disegnare lo striscione da far dipingere ai bambini? Stai sicuro che distribuiti pennelli e tempere ci troverai almeno una suora a dipingere.

Scacci la pinguina spiegando nel tuo inglese: “hey, sistà, quello ho di striscione, ellascialo dipingere ai bimbi, no?” vai sicuro che la ritrovi intenta a dipingere bambini. E non a cazzo eh! “Fuck yeah panreligiosità! Sono indiana? Va come ti dipingo le bimbe!”

Che poi non è la Sister Act del gruppo questa, sarebbe anche la monaca alpha del branco: priora, badessa… vai a sapere come si dice, insomma, un monk da 17° livello nel loro istituto.

Fine giornata i bimbi son tornati a casa tutti così.

La pinguina capo ci da lezioni di hula hop. Seems legit.

Ecco, se quella di prima era costretta a sopprimere la sua follia a causa della serietà del suo ruolo qui entriamo nell’ambito del puro genio, nel senso: “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.”
Suor Nirmala: la suora che cheta cheta ti si avvicina alle spalle, si sfila lo spillone acuminato che le tiene i capelli sotto il velo (un letalissimo bō shuriken autocostruito) o quello che le tiene fermo tutto il complesso-sari e te lo conficca in una natica.
Ma attenzione! Veloce quanto è stata a trafiggerti: “vola come una farfalla, pungi come un ape, prega come Santa Teresa Da Cascia” lei ti sfila il dardo dalla chiappa e lo ripone in una piega del sari.
Tu ti giri di scatto con un mezzo: “MALAMADONNAINCU*” già pronunciato che vira subito in un “*uronetatraisanti…” appena vedi ‘sta suorina alta sì e no un metro ed un toast che ti guarda con una faccia tra il serio/composto e lo spaventato per la tua reazione inconsulta d’un secondo prima.
Genio. Puro genio del crimine. Chi cazzo sospetterebbe mai di lei?
Oh, ho passato almeno 4 giorni a chiedermi che cazzo di tafani girassero in Kosovo.
Poi dal quinto giorno ho cominciato a pensare che magari facevo bene a seguire i consigli del ministero e farmi fare l’antitetanica e l’antirabbica prima di partire per i balcani.

Bambino che canta e balla ma che suor Nirmala non la perde d’occhio, considerata anche la curiosa spranga recuperata il Suo Signore sa dove che tiene in pugno.

Dietro il telo di plastica c’è un ragazzo di un metro e 80 che si sta difendendo da suor Nirmala e la sua bottiglia piena d’acqua. Questa è l’unico scatto che ho della scena, un ingrandimento dello sguardo della religiosa spiega il perché:

l’espressione che Madre Teresa di Calcutta ha lasciato loro come insegnamento chiamata: “U’RE THE NEXT! PRAISE YOUR LORD!”

Direttamente dalla Polonia con tutta la serietà del caso.

Ovvio che in questo clima teso e rigido le lezioni di hula hop in chiesa diventano la prassi.

No, invece ho scoperto a mie spese che in chiesa (per quanto a pezzi tu sia) non si fa la pennica. Sopratutto se ti vai a rintanare nel matroneo per non essere beccato e cominci a russare in modo suino.

Stecche di sigarette 10 euro l’una. In negozio, alle bancarelle si può trattare. Vi direi con quante sigarette son rientrato in Italia ma LA POLIZIA POSTALE non me lo permette.

Festa finale del nostro primo campo. Il tizio con la maglietta ed il fisico da spetsnaz è il “autista-giardiniere-bodyguard-idraulico-tuttofare” delle sorelle. Una volta abbiamo scuriosato nello sportellino del poggia-braccio della jeep con cui ci scorrazza le suore, c’era un coltello che Mr. Crocodile Dundee e Kon-igi ti chiedono scusa e vanno a casa a preparare il presepe, un tubetto di vaselina ed una confezione di mentine.
Ho richiuso lo sportellino con cura dopo aver cancellato le mie impronte da ogni cosa.

Qui eravamo al gran varietà religioso kosovaro, praticamente la loro Lourdes, sarebbe la festa di questa Madonna nera di Letnica. Una festa nazionale dove cristiani e musulmani che pochi anni fa si scannavano oggi pregano in pace. Solo che essendo il Paese sotto il controllo delle forze armate della NATO ad una cosa così c’è lo spiegamento di forze che uno si aspetterebbe di trovare ad eventi più potenzialmente pericolosi, tipo un olimpiade di Londra.
La foto sopra è una mia paparazzata di questo marines statunitense che per tutto il tempo della messa c’ha provato con una biondona di ufficiale austriaco.
Personalmente per come la vedo io se uno ci prova con te durante una messa con tanto di corteo di vescovi e cardinali DEVI DARGLIELA. Sarebbe quasi un offesa a Dio se non lo avesse fatto.

La birra Peja, ottima birra cruda. Una birra un euro al bar. In negozio la bottiglia da 2 litri costava 2 euro.
Ma in Kosovo ho speso soldi anche per cose futili.

Con un passato da capo scout è ovvio che ti monto un passaggio alla marinara per i bimbi. Cerchio di botte come tendicavo.

Internet cafè con birra e sigarette, mancava solo il chinotto. Ci siamo capiti.

Ora, momento serio. Le sbarbine in foto non le ho fotografate per il mio spirito voyeur, cioè, non solo per quello.
Pomeriggio libero da impegni, i ragazzi kosovari che ci aiutavano coi campi c’hanno portato in questa piscina pubblica con alcuni scivoli acquatici*.
Nostra vicina di ombrellone questa famiglia mussulmana composta da madre e numero N di figlie dagli 0 ai 30 anni.
Tempo con cui la madre ha capito che ero uno straniero: circa 5’.
Tempo con cui la madre ha cercato di imbastirmi un uscita serale con tutto il defilé delle figlie al completo: 5’ 56”. Primato balcanico certificato.
A nulla è valso il mio sagace: “ma signora, non è Ramadan di questo periodo?”, subito sbriciolato da un fulmineo: “eh ma il Ramadan finisce al tramonto, tu le mie figlie in discoteca le porti dopo, ovvio!”.
Mi sentivo dentro la scena dei Blues Brothers ma alla rovescia: “quanto dai tu per mie done? Io vendo tute mie done! Bambina, ragaza bela, signora io vendo tute mie done”.
Ho cominciato a realizzare seriamente il perché delle raccomandazioni del capogruppo, operatore Caritas di lungo corso, di: “FARMI UN NODO ALL’UCCELLO” [cit.] durante il viaggio.
*Altra notevole perla del parco acquatico: i bambini kosovari detengono il primato mondiale di velocità su scivolo ad acqua. Il record è ottenuto con l’artificio tecnico denominato: “SFILARSI IL COSTUME ALLE GINOCCHIA E SCIVOLARE A CULO NUDO”. L’attrito: culo nudo-scivolo bagnato è pari a 0 e permette velocità da gara di off-shore oltre a tenere gli adulti lontani dagli scivoli.

Momento culturale, la nostra visita agli amici che erano di stanza dalle pinguine di Scutari, Albania. Una due giorni di tutto relax (…).

L’orrore sulle facce dei ragazzi kosovari quando gli ho spiegato che queste in Italia le mangiamo. Tra l’altro le mie mani-pale da forno non rendono bene ma in Kosovo si trovano delle lumache delle dimensioni d’una piccola pigna. Prossima volta che torno là una sera preparo escargot per tutti.

A proposito di cibo, nelle tavole calde in Kosovo non si entra con l’AK-47, nel caso ricordatevelo.
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